Savonarola vs Paperoga: decrescita e endogenità delle aree valutarie ottimali (rispolveriamo la memoria)

Savonarola vs Paperoga: decrescita e endogenità delle aree valutarie ottimali

(Dopo il successo di Keynes vs. Tabellini, chiudiamo l’anno con un altro scontro fra titani).

Vi ho parlato in un post precedente di Lars Jonung, il Paperoga che con incredibile tempismo pubblicò nel 2010 un bell’articolo di elogio dell’euro, prendendosi subito una meritata pernacchia da Krugman (la versione working paper è qui).

Abbiamo constatato a suo tempo come tutte le saccenti critiche del simpatico paperopolese verso gli economisti statunitensi gli si siano ritorte contro: tutto quello che gli americani avevano previsto sta succedendo, come era anche abbastanza ovvio che accadesse. Ma è abbastanza interessante andare a vedere che argomenti usasse il palmipede per proclamare il successo dell’euro, e soprattutto per vilipenderne i detrattori (nel 2010). Insomma, vorrei con voi sezionare il papero, dopo aver sezionato nel post precedente l’oca.

L’OCA endogena

Il rilievo principale che Paperoga/Jonung solleva a quei dilettanti di Krugman, Feldstein, Dornbusch, ecc. è che essi usano una teoria vecchia, la teoria delle aree valutarie ottimali. Bisognerebbe, dice il simpatico e sfortunato pennuto, usare una teoria più recente, quella delle aree valutarie ottimali endogene. Una teoria molto bella, molto élan vital, che si basa sul principio molto democratico del primum vivere, deinde philosophari (caro ai fascismi di tutto il mondo).

La teoria dell’oca (Optimum Currency Area) endogena dice infatti che anche se una zona non è ottimale dal punto di vista valutario (perché (1) non c’è sufficiente mobilità dei fattori; (2) il sistema produttivo dei paesi membri non è abbastanza diversificato; (3) la flessibilità dei prezzi e dei salari è ostacolata; (4) i tassi di inflazione e gli altri fondamentali non sono allineati, ecc. ecc.), i politici possono fregarsene e andare avanti (vi ricordate di quello che diceva “noi tireremo dritto”?) perché la nuova unione monetaria creerà da sé le condizioni della propria ottimalità. Cioè, in parole povere: la strada sbagliata porterà nel posto giusto. Che è quello che ci sentiamo ripetere da anni da Modigliani, poi da Prodi, ecc.

In termini aulici, le condizioni di ottimalità di un’area valutaria sono endogene, cioè prodotte dal sistema. L’OCA è endogena. E come? Qui viene il bello…

Il falso problema

Piccolo inciso: la principale linea di attacco per lo studio empirico dell’ottimalità di un’area valutaria è partita da un presupposto errato: quello che entrare nella moneta unica comportasse la rinuncia a una politica monetaria autonoma. Sì: avete letto bene. Sto proprio dicendo che per l’Italia entrare nella moneta unica non ha comportato la rinuncia a una politica monetaria autonoma. E perché? Semplice, perché già non la aveva. E da quando? Semplice, da quando sono stati liberalizzati i movimenti di capitale.

Il modello di Mundell-Fleming, che sta all’economia internazionale come il prezzemolo alla cucina italiana, dice una cosa molto semplice: una piccola economia aperta in caso di cambi rigidi e di perfetta mobilità di capitali non può fissare il suo tasso di interesse a un livello diverso da quello prevalente nei mercati internazionali. E il motivo è semplice: se prova a fare una politica più restrittiva, alzando il tasso di interesse, si trova inondata di liquidità proveniente dall’estero, attirata dai rendimenti elevati, e il tasso scende. Se invece desidera fare una politica più espansiva, abbassando il tasso, i capitali fuggono all’estero, e il costo del denaro all’interno del paese aumenta, perché ce n’è di meno (legge della domanda e dell’offerta, caposaldo della Goofynomics). Chiaro, no?

Bene: l’Italia era in un regime di cambio fisso ma aggiustabile con la Germania praticamente dal 1979 (con alterne vicende). Già da prima che i movimenti di capitali venissero liberalizzati (all’inizio degli anni ’90) si parlava di German dominance: l’Italia non aveva una sua politica monetaria autonoma, ma doveva seguire il tasso di interesse fissato dalla Bundesbank. Si  diceva che l’euro avrebbe risolto il problema, perché invece di seguire le decisioni tedesche, avremmo tutti democraticamente concorso a fissare la politica monetaria comune. Eh già. Lo diceva Modigliani. Ovviamente non è successo: l’euro è proprietà dei tedeschi o di chi la pensa come loro, e questo era ovvio, tanto che perfino io sono riuscito a prevederlo! Ma a molti non sembrava e non sembra così.

Naturalmente l’euro portava con sé anche un problema vero: la rinuncia alla politicavalutaria, cioè a lasciare che il cambio seguisse la legge della domanda e dell’offerta, o a interferire con questa dinamica in base agli interessi propri, non a quelli altrui. Ma questa è un’altra cosa, che non sembra interessare né a Paperoga, né a Spennacchiotto (mentre Goofy, come sapete, se ne preoccupa).

La falsa diagnosi

Nell’ottica del falso problema (rinuncia a una comune politica monetaria), l’unica difficoltà veniva vista nel fatto la politica monetaria comune potesse non adattarsi alle esigenze dei singoli membri. Era il problema dell’one size (does not) fit all. E quando è che una stessa politica monetaria va bene per tutti? Quando tutti sono nella stessa fase del ciclo (economico). Cioè quando la recessione o l’espansione si manifestano contemporaneamente in tutti i paesi membri. Se sono tutti in recessione, una politica comune espansiva andrà benissimo. Se sono tutti in espansione, una politica comune restrittiva sarà ottima. E allora il falso problema suggeriva non tanto di monitorare i differenziali di inflazione (che sono la causa della crisi attuale), ma la sincronia dei cicli. E giù a studiare i cicli, sperando di poter definire un comune ciclo economico europeo sul quale tarare la politica monetaria.

La falsa terapia

Ma ecco il colpo di genio! Si sveglia Andy Rose, che forse potremmo paragonare a Spennacchiotto (inventore malvagio), il quale scopre (a trattati europei firmati, controfirmati e entrati in vigore) che l’euro creerà da solo le condizioni della propria sostenibilità, perché promuoverà il commercio a tal segno che i cicli dei paesi si sincronizzeranno. Perché la promozione del commercio farà sì che se un paese entra in espansione, avendo legami commerciali intensi con i partner europei, se li tirerà dietro: più crescita da me, più importazioni, quindi più esportazioni da te e più crescita da te. Voi direte: ma questo vale, simmetricamente, in caso di recessione, quindi se uno cade, ed è legato da vincoli commerciali forti coi partner, se li tira dietro. E certo, cari i mei Goofynomisti! Ma questo non è un problema, per Spennacchiotto, e perché? Semplice: perché se cadiamo tutti insieme, la Bce interverrà, con la saggezza e l’indipendenza che le sono proprie, facendo una politica comune espansiva, e ci tirerà su tutti insieme. E allora voi chiederete: scusa, ma non si potrebbe fare la stessa cosa se, poniamo, 16 paesi cadono e uno solo rimane in piedi? Risposta: ehi, amico, mi stai dicendo che devo fare una politica espansiva rischiando di portare la fottuta inflazione nell’unico paese che ce la sta facendo? Avete capito, no? Solo se i cicli di tutti sono sincronizzati si può intervenire anticiclicamente senza creare inflazione da qualche parte.

Stimando un gravity model su un panel di 186 paesi che copriva svariati decenni per un totale di 33903 osservazioni (se non sapete cos’è, non preoccupatevi: nemmeno lui. Dovremmo chiedere a qualche suo anonimo doctoral student), Spennacchiotto trova che l’incremento di commercio determinato dall’entrata nella moneta unica sarebbe stato dell’ordine del 200%, cioè il commercio intra-europeo sarebbe triplicato. Fischia! In questo modo certo che i paesi si sarebbero mossi compatti su e giù per il ciclo, e politiche one size fits all avrebbero funzionato. Meno male. Sctaapposct… come dicono i miei adorati pescaresi (sta a posto).

Il gol della bandiera

Povero Rose/Spenna. Prima di compilare l’elenco sterminato dei motivi assolutamente palesi per i quali la sua idea era proprio una ca…, una vera cazza…, una grande, gigantesca, strepitosa ecc. (vedete che anche Berlusconi serve), diamogli però atto di aver fatto un tentativo estremamente generoso: quello di riscattare l’onore della professione economica dopo che la classe politica le aveva dato un sonoro cinque in faccia adottando una decisione che tutti gli economisti preconizzavano come catastrofica. E il povero Spennacchiotto, in queste circostanze, ha fatto quello che gli economisti fanno di solito: ha piegato la schiena (sui libri) e ha cercato di dimostrare che in effetti la decisione dei politici era quella giusta. Una fuga in avanti verso l’assurdo, direte voi. Sì, ma a fin di bene, dico io. Omnia munda mundi. Parce sepultis. A noi piace ricordarlo così, a 90° sui libri.

OCA vecchia fa buon brodo

La prendo larga. Sapete che mi piace fare uno stucchevole sfoggio di erudizione, e quindi intanto comincio col dirvi che l’idea che l’OCA possa essere endogena non è assolutamente nuova, tant’è che essa è adombrata niente meno che nel paper di Mundell (1961) che ha posto le basi del dibattito. Ma credo che né Spennacchiotto né Paperoga lo abbiano mai letto: il primo perché opera sulla frontiera della ricerca, e quindi non può perdere tempo con i classici del pensiero, e il secondo perché troppo occupato a trarre ispirazione dai soldi che la Commissione gli passa. E se a Paperopoli i classici non li leggono, leggiamolo noi, economisti di Topolinia, il brano in questione, perché è istruttivo. Se non altro, ci ricorda che gli economisti, quelli veri (i Goofynomisti), sono persone di buon senso.

Verbum Domini:

“In Europa la creazione del Mercato Comune è vista da molti come un passo importante verso l’unione politica, e il tema dell’unificazione monetaria fra i sei paesi membri è stato molto dibattuto… Meade sostiene che le condizioni non esistono e che un sistema di cambi fissi sarebbe più efficace nel promuovere la stabilità interna e l’equilibrio della bilancia dei pagamenti, soprattutto perché in Europa la mobilità del lavoro è insufficiente; Scitovsky viceversa è favorevole perché ritiene che la moneta unica condurrebbe a una maggiore integrazione dei mercati finanziari, ma poi aggiunge che bisognerebbe intraprendere misure per rendere il lavoro più mobile e facilitare politiche dell’impiego sovranazionali… Nonostante l’apparente contraddizione, il conflitto è empirico, non teorico. Entrambi concordano che l’ingrediente essenziale deve essere la mobilità dei fattori; ma Meade crede che la mobilità necessaria non esista, mentre Scitovsky sostiene che quella del lavoro può essere migliorata, e quella del capitale sarebbe stimolata dalla creazione della moneta unica”.

Cioè… per Meade le condizioni per un’OCA sono esogene, e in Europa non ci sono. Anche per Scitovsky queste condizioni non ci sono, ma l’OCA concorrerebbe a determinarle, cioè le condizioni sono endogene. La logica del dibattito Meade vs Scitovsky è esattamente la stessa di quella del dibattito Krugman vs Paperoga. Ma tutto questo Paperoga non lo sa, perché succedeva più di cinquanta anni or sono. E per chi crede che l’economia sia una tecnica, leggere un paper di 50 anni fa è come provare ad ascoltare un vinile con un lettore CD. Non si sente niente. Quindi non vale niente.

Numeri a caso… per fortuna!

Spero la divagazione non vi sia sembrata inutile, e torno sul pezzo, altrimenti qualcuno poi mi rimprovera.

Che quello che dice Rose non è successo credo ve ne siate resi conto. Triplicare il commercio! Ma come si fa? Vorrei spiegarvi brevemente: (1) da dove ha tirato fuori questi numeri mirabolanti; (2) quali sono stati i veri numeri; (3) cosa sarebbe successo se i numeri di Spennacchiotto/Rose fossero stati quelli veri (cosa che per fortuna di Savonarola non è stato).

Ma faccio solo una fulminea premessa: be it as it may, il problema comunque non era quello della sincronizzazione dei cicli (via commercio), ma quello dei differenziali di competitività. E questo problema (quello vero) l’euro lo ha amplificato. Ce lo dicono i compagni del Fmi.

200%… de che?

Dato che si occupava di un falso problema, lo studio di Spennacchiotto ha dato vita a una letteratura sterminata. Il povero Richard Baldwin, che ha cercato di mettervi ordine sei anni dopo l’articolo di Spennacchiotto, si è trovato di fronte più di 100 titoli. E molti di questi mettevano in evidenza errori logici piuttosto seri nel lavoro di Spennacchiotto. Adesso non vi parlo di matching in modelli non lineari con self-selection (però è così bello da dire!). Vi dico solo che nel campione di Spennacchiotto c’erano 130 episodi di abbandoni di unione valutaria, e solo 16 episodi di ingresso, riferiti, tra l’altro, a paesi in fasi molto diverse del loro sviluppo. Ora, dato che normalmente si abbandona un’unione monetaria o in seguito a una guerra di liberazione, o in seguito a un Armageddon economico (or both), è chiaro che gli episodi di abbandono pesavano parecchio. In altre parole, il 200% stimato dall’amico Spenna era non tanto il guadagno dell’ingresso, quanto il costo dell’uscita (misurato per lo più su ex-colonie durante l’ondata di guerre di liberazione post belliche, dall’Algeria in giù – in ordine alfabetico).

Baldwin fa un resoconto molto divertente (almeno, per me) di quello che successe a una certa conferenza di Ginevra, dove Spennacchiotto si trovò di fronte Torsten Persson che sostanzialmente lo ridusse a un pizzico. Ma Spennacchiotto/Rose, resiliente come il suoavatar di Paperopoli, tornò alla carica con un secondo articolo: è vero, mi sono sbagliato, l’effetto non è del 200% ma del 20% (fatti i dovuti matching, e considerando sempre che misura più il costo dell’uscita che il guadagno dell’entrata). Però l’effetto c’è. Grande Spennacchiotto!

E grande l’economia! L’unico sport nel quale puoi vincere una partita perdendo 10 a 1. Perché Spenna la partita l’ha vinta, e come. La fiducia di Paperoga/Jonung nel fatto che l’euro sia una buona idea e Krugman un coglione da cosa deriva? Avete indovinato: proprio dallo studio di Spennacchiotto, ma ovviamente non quello coi numeri giusti (Rose, 2001), ma quello coi numeri sbagliati di un rapporto 10 a 1 (cioè 200 a 20; Frankel e Rose, 2000). Perché se usi i numeri giusti la “nuova teoria”, che piace tanto a Paperoga, porta alle “vecchie” conclusioni (anche perché nuova non è). E le vecchie conclusioni sono che l’Europa non è una Optimum Currency Area, e non può diventarlo “endogenamente” solo perché politici interessati a tagliare i salari reali decidono di far finta che lo sia. Ma siccome Rose nell’articolo sbagliato diceva quello che alla “dominant social force behind authority” interessava sentire, ecco che Rose, perdendo 10 a 1, ha vinto la guerra: la sua idea assolutamente ridicola dell’endogenità delle aree valutarie ottimali ha acquistato nel dibattito una dignità che assolutamente non meritava, solo perché funzionale alla logica del potere costituito, e anche, non dimentichiamolo, al riscatto dell’onore della professione.
Voi direte: ma Paperoga/Jonung ha scritto il suo lavoro nel 2009. Possibile che non sapesse che nel frattempo la scienza era andata avanti? E io vi chiedo: sembra a voi possibile che uno che in un modo o nell’altro è arrivato ad aggreppiarsi a Bruxelles sia interessato alla scienza!? Certo che no. Ma ammettiamo che lo sia: magari avrà anche saputo che la letteratura scientifica era andata avanti, rivedendo le conclusioni sulle quali si basavano le sue paperoghesche certezze, ma rimaneva il problema di contare i denari. Sono sempre 30, ma meglio non fidarsi. Caro Lars (Paperoga), quello che tu non sai, e che suscita la nostra pietas, oltre alla tua sterminata paperogaggine, è che quei 30 denari lì non potrai restituirli, neanche quando vorrai farlo: “und er warf die Silberlinge in den Tempel, hub sich davon, ging hin, und er hängete sich selbst”. Buon anno Lars. Quando oscillerai verremo a cantarti “was gehet uns das an”. Che poi significa “e ‘sti cazzi?”. Sono sicuro che Alex, Antonino, Marco ecc. si offriranno per fare un bel coretto. I “Madrigalisti moderni”. Il professor Santarelli verrà a completare il quintetto. Chiedo scusa per la Passione secondo Matteo, che è fuori tempo liturgico, ma non off-topic: la storia dell’euro è anche una storia di (molti) Giuda.

Brevemente i veri numeri

Non tutti gli economisti lo sono. Baldwin trova che una stima corretta del vantaggio (in termini di commercio) derivante dall’ingresso in un’area valutaria ottimale sia intorno al 9%. La metà di un decimo di quello trovato da Spennacchiotto. E decisamente troppo poco per tenere insieme i cicli. Del resto, i professionisti sanno che nella sincronizzazione dei cicli gli spillover commerciali sono meno rilevanti di quanto si creda . Se poi sono così piccoli, l’idea che l’OCA sia endogena rimane campata in aria.

E Savonarola?

Aspettate, arriva anche lui. E questa volta nel ruolo del vincitore morale. Perché quello che a me fa letteralmente sbellicare dalle risate, al di là della totale goffaggine tecnica del lavoro di Rose, è l’idea allucinante che i problemi (in questo caso, quelli di sincronizzazione del ciclo) si possano risolvere… triplicando il commercio! Capite cosa vuol dire? Triplicando quindi il trasporto di merci dal paese A al paese B. Incrementando la spesa dei cittadini del paese A in beni del paese B. L’osservazione più banale che mi viene in mente è questa: e come la trasportiamo tutta ‘sta roba?Savonarola, quello della depilazione, giustamente inorridirebbe. E inorridisco anch’io, non solo di fronte allo scenario (che per fortuna non si è materializzato), ma anche di fronte al fatto che uno possa pubblicare una roba simile su una rivista referata e nessuno gli dica: “scusa, le tue merci hanno le gambe? E le Alpi come e dove le passano?”. Insomma: se Rose/Spennacchiotto avesse ragione la TAV Torino Lione sarebbe utile! Invece ha torto, e la TAV è inutile. Del resto, Spennacchiotto (in compagnia di Gambadilegno Frankel) ci ha anche dimostrato che il commercio ha effetti benefici sulla qualità dell’ambiente. Furbo, no? L’obiezione l’aveva prevista, il buon Andy Spennacchiotto Rose. Certo, ora che sapete come ottiene i suoi mirabolanti risultati non so se avrete voglia di starlo a sentire.

Ecco. I fondamenti teorici dei benefici dell’Unione Monetaria hanno questo spessore. In effetti, trenta denari non mi sembra nemmeno li valgano. Ma il progresso rispetto a 2000 anni fa è che oggi i neogiuda la paga se la decidono loro. Non si era parlato di tagli? Vado a tagliare lo zampone.

Alberto Bagnai (www.goofynomics.blogspot.it/2011/12/savonarola-vs-paperoga-decrescita-e.html

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