La crisi spiegata in 5 minuti (versione che solo il grillino medio e l’analfabeta funzionale potrebbe non capire)

Spiegazione semplificata della causa prima della crisi sotto forma di dialogo immaginario tra un cittadino informato e un cittadino disinformato.

A: Secondo te perché c’è la crisi?
B: Che domande… Perché abbiamo un debito pubblico gigantesco.
A: Ah… E da cosa è causato secondo te ‘sto debito?
B: Ovvio. Buttiamo nel cesso soldi pubblici per opere che rimangono a metà o che non servono a nulla, per le auto blu, gli stipendi a dipendenti pubblici che non fanno un cazzo, gli stipendi e le pensioni di politici che non fanno un cazzo pure loro se non prendere tangenti per fare le opere pubbliche incompiute di cui sopra. Vedi? È un cane che si morde la coda. E tutti questi soldi poi li vengono a chiedere a me, con le tasse. E poi siccome devo pagare sempre più tasse ho meno soldi da investire nella mia azienda e nei consumi e così non si “cresce”. Per forza siamo in crisi.

A: Hai detto “Buttiamo nel cesso soldi” giusto?
B: Sì, certo è così. Buttati nel cesso.
A: Ti faccio una domanda: lo stipendio del politico, i soldi che vanno alle imprese che costruiscono le famose opere incompiute. Mettiamoci dentro anche i soldi delle tangenti in tasca al politico e lo stipendio del dipendente pubblico che non fa un cazzo dalla mattina alla sera. Ecco tutti sti soldi dove vanno a finire? Vengono bruciati nel caminetto o gettati nel cratere dell’Etna?
B: e che cazzo ne so!? Andranno nelle tasche di tutta sta gente no? Non certo a me!
A: La butto li… Secondo me tutta sta gente quei soldi li usa per vivere, magari alla grande, ma per vivere.
B: In che senso?
A: Li spende quei soldi.
B: Eccerto che li spendono! Mica son scemi.
A: Quindi sei d’accordo con me se dico che non sono soldi buttati nel cesso. In realtà sono soldi che prima o poi, un un modo o nell’altro, finiscono al commerciante, al concessionario d’auto, al benzinaio, al supermercato, all’agenzia di viaggi, al dentista, alla palestra, all’hotel, al barista, al ristorante. Che dici?
B: Beh… sì… Chiaro che è così.
A: Ok, quindi possiamo dire che non sono soldi che finiscono nel water bensì sono soldi che finiscono nell’economia reale, contribuendo alla sopravvivenza di attività economiche private. Lo possiamo dire?
B: Sì, ok. Lo possiamo dire. Rimane il fatto che se quei soldi non fossero spesi così malamente…
A: Ok, son d’accordo. Ma è un problema diciamo “etico”, di corretto e positivo utilizzo di risorse, non “economico”. Non sono soldi che spariscono nel nulla. Potrebbero essere impiegati meglio, ma questo non ha nulla a che fare con la crisi.
B: Sia come sia, son soldi che lo stato tira fuori e se non li tirasse fuori ci sarebbe meno debito pubblico o no? Se continui a spendere più di ciò che incassi è ovvio che ti indebiti.
A: Ti do una notizia. Più o meno dai primi anni 90 cioè ormai da 25 anni, lo stato ogni anno spende meno di ciò che incassa con le tasse.
B: Vuoi dirmi che con tutti sti sprechi lo stato ha il bilancio positivo da 25 anni? Maddai! Questa te la sei inventata. È carina comunque, complimenti.
A: Tranquillo, non me la son inventata. Sono dati della ragioneria di stato. Si chiama “Avanzo primario”.
B: Avanzo Primario? Che significa?
A: Significa che fatti i conti di entrate e uscite dello stato, il risultato è che ci son più entrate che uscite. Tutto questo, però, prima di calcolare gli interessi sul debito. PRIMA degli interessi, quindi Primario. Chiaro?
B: Ah, vedi che c’è l’inghippo. Fai presto a dire che spende meno ci ciò che incassa… gli interessi mica puoi dimenticarli, son capaci tutti. È come se io decidessi di non pagare alla banca gli interessi del mio mutuo… Mi piacerebbe ma non funziona così!
A: Certo, ma lo Stato non è ne un’azienda, ne un privato cittadino. Non valgono le stesse regole.
B: Ah no? Cos’è più bello lo Stato? Se ne può fregare dei debiti? Se vuole soldi si deve indebitare, così è. E se ne spendesse meno, invece di aumentare le tasse, ne chiederebbe di meno e ci sarebbe meno debito.
A: Che spenda tanto o poco, il debito ci sarebbe uguale e crescerebbe in continuazione. Perché sotto ad una certa soglia di spesa lo Stato non può andare, a meno di tagliare pesantemente servizi e investimenti pubblici. Cioè smettere di essere “Stato”.
B: Mettila come vuoi ma se servono soldi li devi chiedere a qualcuno che ce li ha, tipo le banche. Non si scappa. Tutti gli stati hanno a che fare col debito pubblico.
A: Ok. Ti faccio un esempio: immagina che io sia un produttore di miele e che registri su un foglio excel tutti i vasetti di miele che dal mio laboratorio mi porto a casa per consumarlo. 10 vasetti sto mese, 7 il mese prossimo e così via. Immagina poi che quel documento lo chiami “Debito Mio”.
B: Beh non sarebbe un vero debito perché saresti, per così dire, in debito con te stesso!
A: Bravo. Immagina che esista uno Stato che, invece di miele nel mio esempio, produca soldi, moneta, la stampi. E che ne possa produrre quanta ne vuole, come io potrei aggiungere un’arnia in più per ospitare più api e fare più miele in base alla quantità di miele che mi serve produrre.
B: Lo stato che si stampa i soldi di cui ha bisogno per fare il proprio mestiere. Ahaha! Sarebbe bello ma non funziona così. I soldi non nascono dal nulla. Non esistono stati che hanno questa fortuna.
A: Ti do un’altra notizia. Più o meno il 90% degli stati su questo pianeta ha questa fortuna. Hanno la loro moneta e se la stampano.
B: E il resto? Quel 10% che non ce l’ha chi sono? Sicuramente degli scemi!
A: Scemi o no, il sistema bancario e finanziario è estremamente felice di questa cosa perché per essi non c’è cliente migliore di uno stato a cui prestare soldi.
B: Perché?
A: Perché uno stato generalmente è sempre in grado di onorare i propri debiti: è sufficiente per lui continuare a prelevare risorse tramite le tasse. Senza dimenticare che il guadagno di una banca viene dagli interessi sul prestito che eroga quindi è meglio prestare 1000 che 100 e solitamente uno stato chiede 1000 non 100: è il cliente più “grosso” (e solvibile) che una banca possa sperare di avere.
B: Ma questi paesi che si sono lasciati fregare chi sono?
A: Si tratta di una manciata di paesi africani e dell’Ecuador. E soprattutto dei paesi che adottano l’€uro.
B: Vuoi dire che nella… Eurozona? Si dice così? Comunque, vuoi dirmi che gli stati che hanno l’€uro invece di produrre il proprio miele senza chiedere niente a nessuno, si son messi a chiederlo a qualcun altro indebitandosi?
A: Proprio così.
B: Cazzo. Ma scusa, allora chessò gli USA o il Giappone o l’Australia… anche loro parlano di debito pubblico… com’è sta storia?
A: Semplificandotela un po’ ti basti sapere che loro hanno un foglio excel su cui annotano i vasetti di miele che loro stessi producono. Solo che il loro excel lo chiamano “DEBITO PUBBLICO”. Ma è uno stupidissimo foglio excel che serve a tenere uno storico.
B: Cazzo. Quindi? Tutta sta storia che non ci sono soldi e che quindi bisogna tagliare la spesa pubblica e tutto il resto è perché l’Italia non ha la propria moneta da gestire e la deve chiedere in prestito a debito?
A: Esatto.
B: A occhio è una montagna di soldi!
A: Già. Ogni anno più o meno 80 miliardi di €uro di soli interessi per pagare i quali, visto che superano il famoso avanzo primario (cioè i soldi che lo stato riesce a “mettere da parte”), lo stato deve chiedere in prestito altri soldi. Questo è un cane che si morde la coda. Un cane mostruoso e gigantesco.
B: Per questo il debito non scende e non scenderà mai! È pazzesco!
Quindi, quando avevamo la Lira il famoso debito pubblico era un foglio di carta con scritti sopra dei numeretti come pro memoria?
A: Semplificata un po’ ma il senso è quello.
B: Quindi mi stai dicendo che il signor Draghi e la BCE potrebbero produrre tutta la moneta che vogliono per soddisfare le necessità degli stati senza tutte ste cazzo di austerità e tasse e casini vari?
A: Esatto. Non mi risulta che il signor Draghi abbia una miniera da dove estrae gli €uro e che questa miniera prima o poi si esaurisca. Basta premere un bottone e si generano tutti i soldi di cui c’è bisogno. Dal Nulla.
B: E vabbè… Però se diamo in mano ai politici quel bottone sai che disastri combinano? Butterebbero i soldi dalla finestra per scopi elettorali o per aiutare i loro “amichetti”!
A: Torniamo da capo. La moneta è uno strumento. È colpa del bisturi se un chirurgo incompetente opera il ginocchio sano al posto di quello con il menisco lacerato? No. Il bisturi fa ciò che chi lo adopera decide di fare. Che facciamo? Vietiamo l’uso del bisturi perché qualcuno lo usa in maniera criminale? Non mi sembra intelligente. Invece, bisogna scegliere politici che prima di tutto sappiano che esiste quel bottone e poi che lo sappiano usare secondo gli obiettivi e i valori che noi cittadini indichiamo. Ma se noi cittadini non sappiamo che esiste quel bottone e continuiamo a star dietro a stronzate come gli sprechi e la corruzione come causa della crisi non ne veniamo più fuori e sarà una tragedia.
B: Quindi la chiave è prima di tutto è recuperare la gestione della moneta?
A: Esatto. Di fronte a un problema bisogna ragionare per priorità. Se hai un amico o un familiare in preda a una crisi cardiaca, ti preoccupi di salvargli la vita o perdi tempo a ricordargli che deve mettersi a dieta perché il suo stile di vita alimentare è scorretto?
B: Beh ovvio. Mi occupo prima dell’infarto!
A: Non è così ovvio. Qui in Italia ci sono molti che ci stanno dicendo che l’infarto non è il problema principale, altri che l’infarto non esiste proprio, altri ancora che è ora di occuparci della dieta. Insomma, prima si torna in possesso di tutti gli strumenti economici, smettendoci di farci dissanguare, poi penseremo ai corrotti, ai furbi e ai fancazzisti (che per la cronaca ci son sempre stati anche quando qui in Italia le cose andavano molto meglio di adesso).
È chiaro adesso perché c’è la crisi?
B: Sì. C’è la crisi perché siamo tutti disinformati.
A: Bravissimo. Come in molti altri campi dove la conoscenza specifica è determinante (prova a pensare al tuo meccanico o all’idraulico) se non sei del settore ti devi fidare di ciò che ti dicono essere il problema e sperare che siano onesti.
B: Ma io non posso mettermi a studiare economia alla mia età…
A: Tu sei la dimostrazione che non serve. In 5 minuti hai colto la chiave di lettura principale del problema. Per avere familiarità con l’ABC dell’Economia, credimi, non serve morire sui libri: è molto più semplice di quanto ci hanno sempre fatto credere. Per certi versi è di una semplicità imbarazzante.
Il fatto che qualcuno sa come funziona o potrebbe funzionare e molti altri no (cioè noi) è l’origine di tutta sta faccenda. Chi tra le forze politiche e sindacali, media e opinionisti vari, non informa primariamente di questa cosa del “Bottone” e continua a parlare di diete e stili di vita, è un complice di una gigantesca e criminale forma di rapina.

Ecco. Se ritieni che la crisi origini dal fatto che “non abbiamo fatto le riforme” oppure ai politici che “se sò magnati tutto” allora… ti meriti la crisi.
Se invece questo dialogo immaginario ti ha messo la pulce nell’orecchio, non ti resta che approfondire il tema: lì fuori ci sono tutte le informazioni che vuoi. Basta un po’ di impegno.
Nel 2016 l’ignoranza non è più scusabile. Ne va della tua vita.

P.S.
In questa mappa è possibile ammirare la localizzazione geografica delle nazione PRIVE di una propria moneta. L’€urozona è in compagnia di qualche sfortunato paese africano (che adotta suo malgrado il Franco CFA, agganciato come valore all’€uro) e dell’Ecuador (che utilizza il dollaro U$).
Interessante vero?

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