Il divorzio

Nel 1981, altri due shock, anzi: due divorzi.

Io mi separai, senza rimpianti, dalla facoltà di Filosofia, alla quale mi ero iscritto per inerzia. Mi convinsi a farlo dopo aver letto la seconda Considerazione inattuale di Nietzsche (nascondetela ai vostri figli), e mi iscrissi alla facoltà di Economia, dalla quale non sono più uscito.

La storia con la “S” maiuscola, però, non parla di questo ma dalla decisione del Ministro del Tesoro, il quale, sempre nel 1981, si separò dalla Banca d’Italia. A convincerlo dell’opportunità di questo di non credo che sia stata la lettura di Nietzsche, ma più probabilmente l’ascolto di Svalutation. In cosa consisteva, il “divorzio”? Nel fatto che la Banca d’Italia veniva sollevata dall’obbligo di comprare titoli di Stato alle aste. Insomma: il governo non poteva più finanziarsi emettendo moneta (cosa che avveniva, appunto, obbligando la Banca d’Italia ad acquistare titoli di Stato alle aste). La Banca d’Italia smise di fare allora quello che ora sta facendo la Banca centrale europea (Bce). In questa follia, caro lettore, c’è ovviamente del metodo, e ne parleremo.

L’inflazione scese, ma decollarono, come forse ricordi e come vedremo, il debito pubblico e la disoccupazione, e si fermò il potere d’acquisto delle famiglie.

Che l’inflazione scendesse non era strano. Gli alti prezzi del petrolio avevano stimolato talmente tanto la produzione (e ridotto i consumi), che negli anni Ottanta il mondo annegava letteralmente nel greggio. Dal 1980 al 1986 il prezzo del petrolio scese del 75 per cento, tornando vicino ai livelli dei primi anni Settanta. Ovvio che l’inflazione scendesse. Ma il merito di questo bel risultato (se tale fu) se lo presero il divieto di finanziamento della spesa pubblica e la stabilità del cambio acquistata con lo Sme. Nel frattempo la disoccupazione in Italia cresceva fino a raddoppiare.

 

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