FLASSBECK: CON 257 MILIARDI DI EURO, IL SURPLUS DI PARTITE CORRENTI DELLA GERMANIA È UNO SCANDALO – 2A PARTE

La seconda parte dell’articolo con cui l’economista tedesco Flassbeck riconduceva la crisi dell’euro alla moderazione salariale tedesca (qui la prima parte) è una requisitoria contro il mondo accademico tedesco. Secondo Flassbeck infatti questo sarebbe talmente affetto da carrierismo, conformismo e ideologia da essere diventato anti-scientifico, clericale e religioso: nessuno mette in dubbio le tesi dei leader, anche quando palesemente sbagliate, specie se queste tesi servono ad assolvere la coscienza pubblica e i politici tedeschi dalle proprie responsabilità nella crisi dell’euro.

di Heiner Flassbeck, 13 aprile 2016

Nella prima parte di questo articolo ho già chiesto come può essere spiegato il surplus di partite correnti tedesco se si rispetta la tesi che sia dovuto al flusso regolare di capitali (tesi che deriva dalla identità tra il flusso netto di merci e il flusso netto di capitali) che per così dire assumono il predominio (qui abbiamo trattato questa tesi e le fonti su cui si basa e l’abbiamo chiaramente respinta). Ora è possibile darne una confutazione ancora più netta.

Se si vuole essere scienziati autentici, la constatazione che l’attuale avanzo tedesco sia chiaramente aumentato anche con i paesi dell’UEM indurrebbe immediatamente a rivedere la propria tesi (che chiamo l’ipotesi Sinn per brevità e che viene utilizzata anche dagli economisti di sinistra (vedi qui)), per capire quali cambiamenti sono intervenuti nell’ultimo anno nei determinanti dei flussi di capitale e quali aderiscano alla spiegazione del predominio dei flussi di capitale.

Non funziona in questo modo nel campo dell’economia. Al contrario, si concepisce una tesi, empiricamente costruita su un singolo caso (nel lavoro originale di Sinn era la Spagna) e tutti coloro che hanno difficoltà a pensare da soli rapidamente si accodano e confermano risultati astrusi. Quando si verificano nuovi eventi che mettono la tesi in dubbio, semplicemente si rimane in silenzio e si aspetta fino a quando la tempesta si placa, proprio come fanno i politici. Questo ovviamente è possibile solo perché ci sono troppo poche voci critiche all’interno delle università che riconoscono tali sviluppi indesiderati e li contrastano. Ancora più deplorevole è il fatto che negli istituti di economia che sono pesantemente finanziati dallo Stato nessuno sostiene questa sfida. Non menzioniamo neppure il Consiglio dei cosiddetti esperti economici.

Quando si guarda allo sviluppo del surplus delle partite correnti tedesco e lo si scompone a livello regionale, diventa subito chiaro che il cambiamento del 2015, vale a dire un aumento di 40 miliardi rispetto al 2014, si sviluppa abbastanza omogeneamente a livello regionale. Questo contraddice categoricamente l’ipotesi Sinn perché è estremamente improbabile che si verifichino eventi in molti paesi contemporaneamente tali da far decidere al capitale tedesco di investirci. Viceversa, se si accetta che la causa si trova nella stessa Germania, come abbiamo spiegato nella prima parte, si può facilmente spiegare la reazione uniforme rilevata in molti paesi.

Inoltre, lo scorso anno non ci sono stati cambiamenti nei mercati dei capitali che potrebbero essere stati responsabili di un aumento delle importazioni nette di capitali. Hans-Werner Sinn ed i suoi apologeti hanno sempre sostenuto che, con la moneta unica europea, i tassi di interesse in alcuni paesi del Sud sono scesi drasticamente. A causa di questo, nel sud sono sorte bolle immobiliari che hanno aspirato immense quantità di capitali provenienti da nord. Nel frattempo, la bolla immobiliare nel sud è finita da molto tempo, ma c’è ancora flusso di capitali verso un certo numero di paesi del sud ed è in aumento.

Sinn sbaglia per due motivi. In primo luogo – e questo è bizzarro – concettualizza la Germania come una sorta di economia bazar, una economia che di per sé non può produrre eccedenze e che scambia quel che guadagna. Storicamente, questo è ovviamente del tutto sbagliato. In secondo luogo, ha sviluppato l’ipotesi che porta il suo nome. Questo lavoro ha una semplice funzione ideologica: è pensato per dimostrare che gli errori economici che sono stati fatti hanno origine da qualche altra parte, ovunque tranne che in Germania. Dopo lo scoppio della crisi globale e, più tardi, della crisi dell’euro, Sinn ha difeso la concezione – e anche questo è bizzarro – che i surplus di partite correnti tedeschi sono ormai un ricordo del passato. In queste condizioni economiche sfavorevoli, non vi è apparentemente più motivo per i cittadini e le imprese tedesche di esportare grandi quantità di capitali. Anche questo è sbagliato.

Semplicemente non si può aver torto in maniera più grandiosa di questo uomo. Stranamente, questo non danneggia per nulla la sua reputazione in Germania. Ciò dimostra che la peculiare variante tedesca della ricerca economica non ha semplicemente nulla a che fare con la scienza propriamente intesa. È religione. I leader religiosi non vengono mai esiliati nel deserto perché hanno sbagliato. Si producono nuove interpretazioni delle loro parole fino ad arrivare a sostenere che il leader non è si mai sbagliato. Un chierico semplicemente non può sbagliare, altrimenti non sarebbe diventato un chierico.

Gli economisti di sinistra che sostengono l’ipotesi Sinn devono chiedersi cosa è successo alla loro etica professionale quando sono venuti a sapere del nuovo sviluppo del surplus tedesco. Esattamente come la destra, ovviamente non vogliono ammettere che l’errore è stato fatto in Germania e che il suo nome è moderazione salariale tedesca. Ma se non si è pronti ad ammettere la verità – a prescindere dalla motivazione, che si tratti di carrierismo, conformismo o ideologia – si inizia a comportarsi come un chierico che si nasconde quando questo lavoro e la sua ‘verità personale’ è a rischio di essere confutato.

Alla fine, è tutto abbastanza semplice. C’è solo una tesi che spiega i fatti ed è quella che attribuisce la causa della crisi della zona euro al flusso di merci e alle variazioni dei prezzi e dei salari che soggiaciono ad esso. E’ importante capire che si ha bisogno di conoscere il volume dei deflussi netti di capitali e delle esportazioni nette di merci, ma che questo di per sé non aiuta nella ricerca di una teoria ragionevole. È necessario scoprire relazioni plausibili e pensare a fondo e senza pregiudizi sulle cause e sugli effetti che sono coinvolti. Si devono cercare fatti che sostengono o contraddicono la teoria, sia nel tempo che nelle diverse aree geografiche. Non si dovrebbe mai chiudere gli occhi sui fatti che confutano i risultati e mostrano buchi nel lavoro teorico. Al contrario, solo coloro che si occupano di fatti e che non fanno concessioni sui propri standard scientifici nel momento in cui le proprie credenze sono a rischio sono in grado di contribuire con qualcosa a quella che viene comunemente chiamata scienza.

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