Cosa sapete della crisi? Uno spettro si aggira per l’Italia…

                                                            Uno spettro si aggira per l’Italia…

 

Che cosa sapete della crisi? Perché siamo in crisi? Se avete vissuto in Italia negli ultimi anni, probabilmente vi sarete sentiti raccontare una storia di questo tipo: siamo in crisi a causa del nostro eccessivo debito pubblico (ma ormai tutti dicono “sovrano”), così alto che i mercati dubitano della nostra capacità di rimborsarlo. Dato che non si fidano, ci chiedono tassi d’interesse alti per proteggersi dal rischio di una nostra bancarotta (che ormai tutti chiamano default). Aumenta quindi lo scarto (che tutti chiamano spread) fra i nostri tassi d’interesse e quelli dei paesi più affidabili. L’aumento dei tassi d’interesse porta un aumento della spesa per interessi, così lo Stato è costretto a tagliare altre spese (e la chiamano spending review).

Certo, le politiche di austerità sono dolorose e frenano la crescita, però purtroppo sono necessarie per uscire dalla crisi, perché ne combattono la causa, il debito pubblico. Il debito pubblico in Italia è alto da tempo, ma per un po’ le cose sono andate più o meno bene, abbiamo vivacchiato. Poi, però, quando negli Stati Uniti è scoppiata la crisi, i mercati hanno cominciato a preoccuparsi, e ci siamo andati di mezzo noi. Brutta bestia, il debito. Uno Stato dovrebbe essere amministrato come una famiglia o come un’azienda: le entrate dovrebbero essere uguali alle uscita e non si dovrebbe mai far debiti, perché il debito è comunque un male (non per niente i tedeschi, che sono virtuosi, lo chiamano Schuld, che significa  colpa, delitto). Non stupisce che di un simile delitto siano responsabili i cattivi, cioè noi. Noi gli italiani, che siamo peggiori degli altri per almeno due motivi: il primo è che non siamo in grado di governarci da soli. I nostri governi sono una casta, una cricca minata dalla corruzione, capace solo di perpetrarsi nell’esercizio del potere, senza alcuna lungimiranza, ricorrendo senza ritegno alla spesapubblicaimproduttiva (lo dicono proprio così, tutto d’un fiato). Certo, quei governi ce li abbiamo messi noi, e questo è il primo motivo per il quale siamo degli Untermenschen, degli esseri inferiori (rispetto agli Übermenschen, ai superuomini, ai tedeschi). Il secondo motivo è che siamo poco produttivi. Cosa c’entra con il debito pubblico? Be’, c’entra, perché vedete, quello che spaventa i mercati non è tanto il debito in sé, quanto il suo rapporto con i redditi prodotti dal Paese, il cosiddetto Pil. Se sei disoccupato, anche un debito di cinquanta euro può pesarti come un macigno (ovviamente, se intendi restituirlo); viceversa, se guadagni bene, accendere un mutuo non è un grosso problema. Così, anche a livello nazionale, se si produce poco, si guadagna poco, e rimborsare il debito diventa difficile.

D’altra parte, però, è vero che noi siamo poco produttivi perché siamo Untermenschen, ma è pur vero che se siamo poco produttivi la colpa è soprattutto della spesapubblicaimproduttiva che sottrae risorse all’economia reale, intesa come quella “vera”, cioè il settore privato. Non è quindi colpa del settore privato se non riesce ad essere produttivo, compresso com’è da un settore pubblico pletorico, inefficiente, improduttivo (mica come quello tedesco)! Ah, già, ma qui c’è un problemino: questa spesapubblicaimproduttiva da dove salta fuori? Ma dal fatto che noi Untermenschen non sappiamo governarci  ed eleggiamo sempre la solita cricca, la solita casta, che con la spesapubblicaimproduttiva si perpetua nell’esercizio del potere! Quindi, insomma, come la metti la metti, la colpa è sempre solo nostra. Dal che discende che la crisi ce la meritiamo, che essa è il giusto castigo per il nostro delitto (Schuld), che sostanzialmente consiste nell’aver vissuto al di sopra dei nostri mezzi, lasciando ai nostri figli una pesante eredità (negativa).

E l’euro?

No, l’euro non c’entra nulla. Al più possiamo ammettere che da quando c’è l’euro abbiamo avvertito qualche difficoltà nella vita di tutti i giorni. Ma la colpa, più che dell’euro, è stata della Cina. Vedi (prosegue il racconto), il fatto è che le economie emergenti si stanno affermando e la loro espansione ci costringe a restringere il nostro tenore di vita: ma rispetto a questo processo storico inarrestabile, l’euro ci ha offerto solo vantaggi. Certo, noi siamo in crisi, ma pensa come staremmo se non ci fosse l’euro che ci difende! Se la speculazione già oggi ci attacca, pensa come ci attaccherebbe se avessimo ancora la nostra povera liretta! Perché l’euro è una valuta forte, stabile, mica come la lira! E oltre a proteggerci nelle crisi, come tutti vedono, la forza dell’euro ci regala impensati vantaggi anche in tempi normali. Pensate: noi che dipendiamo così tanto dalle materie prime, se non potessimo contare sulla stabilità dell’euro saremmo perduti: con la liretta che si svalutava, ogni svalutazione si trasferiva in aumenti dei prezzi del petrolio che mettevano in ginocchio la nostra economia. Ma vi ricordate che tragedia nel 1992, quando svalutammo del 20 per cento? E poi bisogna diventare adulti, bisogna guardare avanti. L’euro è l’Europa, è il principale motore di integrazione e pace nel nostro continente. E noi ne abbiamo bisogno, perché il mondo è dei colossi emergenti: sulla scena mondiale hanno successo solo i grandi attori, come gli Stati Uniti d’America. Per essere un’area grande, dobbiamo dotarci di una moneta grande. Come faremmo, senza una moneta forte a competere con la Cina?

Quindi la colpa della crisi è tutta e solo nostra. L’euro non c’entra, senza euro andrebbe peggio. Anzi, ti dirò di più: visto che il problema è il debito pubblico, l’euro in effetti ci ha aiutato, perché grazie all’euro siamo riusciti ad avere dei tassi di interesse bassissimi, identici a quelli della virtuosa Germania. Ma purtroppo la casta, la cricca, cioè, in fin dei conti, noi, abbiamo sprecato questa opportunità unica, e invece di fare le riforme strutturali abbiamo scialacquato, come la cicala. E ora che soffia la tramontana della crisi, non è nemmeno giusto chiedere alle formiche tedesche di pagare per noi. Pentenziagite!

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